Tempo di Natale: ho due nipoti in eta’ prescolare e ovviamente il grande desiderio di regalare loro qualcosa di musicale. Le case editrici producono alcuni titoli di questo tipo e, visto che sono ancora un romantico divoratore di libri, piu’ che cercare su Amazon, vado con la dolce meta’ in una nota libreria milanese a vedere cosa offre il mercato.

Mi imbatto in alcuni titoli decisamente interessanti, ma cio’ che mi lascia un attimo basito e’ questo, “Le mie piu’ grandi arie d’opera”.

Colpisce il tono pletorico del libro, che potremmo al massimo concedere a un Giuseppe Verdi curatore di cose scritte da lui medesimo. Ma colpisce ancora un po’ di piu’ quando si va a guardare il contenuto del libro, che con le arie d’opera non c’entra niente. Se infatti guardate la lista

noterete infatti che, per quanto si possa notare il piacevole inserimento di Bastien und Bastienne, certo non una delle opere piu’ frequentate di Mozart, le “arie d’opera” nella lista sono un po’ pochine. Se infatti ci si sofferma sul colophon, ci si accorge che il titolo originale e’ “Mes plus grand airs classiques”, ovverosia “I miei piu’ grandi motivi classici”, che – per chiunque abbia una conoscenza anche rasoterra del mondo musicale – solleva ben altro significato di “arie d’opera”, e peraltro e’ coerente con la scelta dei brani.

Il libro e’ una raccolta di spartiti, con la solita simbolica facilitata che permette al bambino di provare a riprodurre qualche melodia e, magari, di trovare una coerenza tra i “simboli” e la notazione musicale. Metodo gia’ noto sin dai tempi di “Bontempi 7 note 7 colori” e che sicuramente ha qualche fondatissima base musicopedagogica (che sinceramente ignoro, ma non e’ il mio campo).

Guardando nel libro pero’ si trovano alcune sorprese che lasciano un po’ perplessi. Soprattutto visto che chi ha curato l’impaginazione delle parti e’ indicato a chiare lettere sulla copertina, e meriterebbe la galera.

Cominciamo con il “Can can” (immagino che “orfeo all’inferno” fosse un titolo troppo audace) che ci mostra un capolavoro di impaginazione: notiamo infatti un accumulo di pause del tutto fuori luogo nella prima misura, ma soprattutto l’ultima riga che, con una ridistribuzione piu’ furba delle battute si sarebbe potuta evitare.

Analogo disastro avviene con “le quattro stagioni” alias il tema della Primavera. Il tema e’ riprodotto in tonalita’ originale (mi maggiore), ma per qualche motivo non chiaro la notazione e’ in re maggiore, con dei sol diesis qua e la’. I piu’ attenti tra voi troveranno un altro errorino…

Adorabile invece la “sonata al chiaro di luna” che, come noterete, e’ invece un altro brano. Ma qui la colpa non e’ del traduttore (come malignamente avevo sospettato, mi pento immediatamente della cosa): anche il libro originale ha il medesimo titolo (il che per un francese e’ ancora piu’ grave).


Veniamo ora alla Marcia Turca: inspiegabilmente trasportata di un’ottava in basso (per dare luogo a una marea di tagli sotto il rigo) ci si chiedeva come mai, se si volevano limitare i medesimi, non si e’ trasportata la medesima in un’altra tonalita’, tipo re minore? (alla fine anche il “Clair de lune” e’ stato trasportato dall’originale re bemolle maggiore in un piu’ comodo si bemolle maggiore)/ I piu’ attenti tra voi noteranno un altro orrore nella notazione (sempre evitando di notare l’ultima riga…)


E veniamo ora al capolavoro: Per Elisa. Qui c’e’ una summa theologica di tutti gli errori messi insieme. La prima riga e’ qualcosa di fenomenale.

I mi bemolle nella prima riga e la selva di bequadri mi hanno fatto venir voglia di prendere il muro a testate. Notare ancora il dettaglio dell’ultima riga.

La domanda e’: un libro del genere non e’ ovviamente uno spartito. E’ un gioco e come tale va preso. Ma e’ possibile prendere in giro i bambini cosi’? La considerazione che mi viene e’ la stessa che ho quando ho a che fare con determinati direttori di cori di bambini, che non usano un gesto da direttore ma affettano l’aria a casaccio, dicendo “ma tanto non capiscono”. Che scopo educativo vuole avere una pubblicazione con tutti questi errori? Ovviamente, ammesso che di scopo educativo si tratti, e non solo di mero gioco. Come tante produzioni musicali che hanno scopi meramente intrattenitori che, essendo scevri da ogni pretesa culturale, non si premurano di avere alcuna coerenza. Andiamo male, ragazzi, molto male.

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