Attenzione a tutti gli incauti lettori che incappano in questo articolo: non parliamo di musica sacra tout court, ma parliamo di musica liturgica. Ovverosia di brani da inserire all’interno di una celebrazione (Messa – Veglia – Meditazione – quellochevoletevoi) o di un ambito che non sia meramente concertistico, ma che di fatto voglia contestualizzare la musica eseguita.
La musica liturgica nasce decisamente prima della musica sacra e anche prima di quella che oggi, pomposamente, chiamiamo “colta”. Sin dai culti più antichi la musica ha avuto un posto nelle celebrazioni; in determinate epoche, come il medioevo, gli stili sono andati in direzioni diverse ma mai, e dico mai, per colpa di questioni artistiche. E’ estremamente interessante pensare alla divergenza enorme tra il canto gregoriano e la musica dell’alto medioevo, ma anche a come fin dal decimo secolo il “dramma liturgico” abbia cercato, con tutte le cautele del caso, di “portare il teatro in chiesa”, ma anche di come le stesse melodie gregoriane siano finite a fare da componente melodica di svariati temi che nel tardo medioevo giravano tra i trovatori e i trovieri.
Tuttavia, in un’epoca come il XXI secolo in cui chi opera nel mondo musicale non ha imparato solo a guardare avanti, ma anche indietro, non è giustificabile un approccio alla bon sauvage in cui a chiunque sia permesso di realizzare qualsiasi cosa spacciandolo per contributo originale. Un mondo come quello della musica implica un fare sempre qualcosa di più delle generazioni precedenti, perchè fare qualcosa di equivalente ad esse implica collocarsi a livello di clone, ovverosia di imitatore di un originale che però sarà sempre meglio (un clone che migliora l’originale non è un clone, ma un innovatore).
In questo senso, se qualcuno vuol scrivere musica tonale in stile classico, o riesce a far meglio di Mozart, Beethoven, Schubert, oppure tanto vale che ceda il passo. Ovvio che se un tentativo del genere viene proposto a gente che Mozart non sa chi sia e spacciato come contributo originale è grave (e poco etico), ma altrettanto lo è se una platea può sentire Mozart e il clone novecentesco e non accorgersi della differenza.
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